• Elena Brescacin@poliversity.it
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      3 months ago

      @vic462 @tecnologia @steek_hutzee Sì, appunto. L’opzione si chiama Fediverso… ce l’abbiamo… Usiamolo. Certe realtà ignorano il Fediverso perché… Mi si lasci essere maliziosa.
      Perché il Fediverso certe cose che vengono troppo spesso lasciate passare, invece non le vuole. Pornografia del dolore, foto false, clickbait…

        • Elena Brescacin@poliversity.it
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          3 months ago

          @steek_hutzee @vic462 @tecnologia La monetizzazione però non è assolutamene qualcosa da condannare (e sottovalutare). Io personalmente ho un lavoro che prescinde dal fediverso e la scrittura è un hobby. Ma se fossi pagata per scrivere articoli? Non lo so. Li diffonderei comunque nel fedi, ma cosciente che non sarebbe l’unica risorsa. Per questo mi sto rendendo conto di essere sempre più favorevole alle piattaforme esterne federate (WordPress con ActivityPub e altri sistemi di gestione contenuti) compreso Bonfire che non conosco ancora ma che nel tempo voglio approfondire.

          • Vic :vegan: :linuxmint:@mastodon.uno
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            3 months ago

            @elettrona @steek_hutzee @tecnologia
            Posso capire che un giornalista debba anche campare, ma se per farlo deve accettare di scrivere solo certe cose per non venir censurato viene a cadere lo scopo stesso del suo lavoro, diventa solo un pennivendolo. Capisco anche le ONG che devono raggiungere il maggior numero di persone ma utilizzare anche il Fediverso non allargherebbe la diffusione del messaggio?

            • Elena Brescacin@poliversity.it
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              3 months ago

              @vic462 @tecnologia @steek_hutzee Io sono pienamente d’accordo e infatti sono convinta che molti giornalisti e operatori si stanno rivelando molto meno forti e meno affidabili di quanto vorrebbero essere, e questo fa male al giornalismo e alle operazioni umanitarie. L’altro giorno vedevo su un canale che parla di vita digitale e business (Ciao Internet di Matteo Flora), che esistono diverse ONG che addirittura usano immagini artefatte, create coi generatori di testi e immagini. L’intento è giusto cioè quello di non sfruttare bambini veri, non dover chiedere consensi (almeno in teoria), ecc. Però si finisce per diffondere immagini false che minano la fiducia. E se non ci si può fidare neanche di giornalisti e organizzazioni umanitarie?